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Adi Kichelmacher
01 marzo 2019 – Fondazione Museo della Shoah (RM)

01 marzo 2019

Personale di Adi Kichelmacher
Le tracce del treno della vita
a cura di Ermanno Tedeschi
Fondazione Museo della Shoah,
Via del Portico d’Ottavia 29, Roma

Comunicato Stampa

Tra arte e documenti per non dimenticare è il sottotitolo della personale Le tracce del treno della vita dell’artista Adi Kichelmacher a Roma alla Fondazione Museo della Shoah, dal 1° marzo al 7 aprile, con la curatela di Ermanno Tedeschi.

Nelson Mandela scrisse “il ricordo è il tessuto dell’identità”, probabilmente si riferiva anche ai 27 anni di carcerazione, forse pensava ai figli e nipoti, l’espressione è una sintesi perfetta anche per il processo creativo e identitario di Adi Kichelmacher. Artista nata in Israele, che ha scelto di vivere a Roma, luogo in cui la sua famiglia ha avuto dei precedenti. Una storia come la sua, però non si anticipa, si medita, si affronta con rispetto. 

Tracce, treno, ricordo, identità, tessuto, vita e arte – spiega Ermanno Tedeschiè una sequenza di parole ed emozioni pregnanti per chi come me e Adi, è di famiglia ebraica. Ti tolgono quasi il fiato, ti rendono consapevole di una eredità immensa. Ho ammirato subito Adi per il coraggio con cui se ne è fatta carico e per la sua capacità di rimetter insieme i significati in una formula artistica eclettica, intransigente al tempo stesso oggettiva e intima.”

“Adi Kichelmacher guarda al passato con gli occhi di un’artista contemporanea che vuole, attraverso le sue opere, lanciare un messaggio di speranza, affinché ciò che è stato non si ripeta mai più. – spiega il Presidente della Fondazione Museo della Shoah Mario Venezia - L’esposizione di Adi Kichelmacher mostra come l’arte può divenire un mezzo per raccontare al visitatore, da un punto di vista personale, uno tra gli innumerevoli rivoli della grande Storia, in cui è sempre ben presente lo sguardo al futuro”.

La Kichelmacher è la generazione intermedia, non ha vissuto la Shoah, ma vissuto accanto ai testimoni dello sterminio: i nonni Esther e Bernard. 

La paura di perdere la propria identità, in un luogo in cui ti senti a casa. Ovunque tu vada ci sono tracce del passato che si mescola con il presente. Come una memoria genetica o un timbro sulla pelle. Il mio collegamento alla Shoah inizia con i miei nonni.  – racconta l’artista – non sono argomenti privati però, non vanno conservati in un cassetto chiuso, vanno affrontati e trasformati per renderli comuni. L’arte mi aiuta a trovare i codici giusti per raccontarli.”

Le 28 opere esposte sono una biografia di emozioni in crescendo, partono dall’istante prima che tutto accadesse e sono introdotte da un video con documenti e foto in un flashback temporale che sottolinea l’oscillare del tempo e il ripetersi della storia. La Kichelmacher prima di lavorare a questo progetto si è trasformata in cronista, ha cercato e intervistato parenti ed amici in giro per il mondo per raccogliere testimonianze e materiali da trasformare in memoria.

Dal video per contrapposizione il cristallizzarsi su tela; tavole come Serenity, aprono uno storyboard delle vicende familiari sempre più grevi e sempre più collettive come in Trains tracks.  It should be just a game for children !!!!!!!!, Human cargo, Captured souls o Traces of the train life.yellow.identity, con una risalita verso la normalità del vivere in Family identy, per arrivare a Blind to see e I tasselli indelebili Sei pietre d’inciampo per sei milioni di ebrei uccisi.

Anche i materiali inseriti nelle opere, talvolta cuciti, sono un rimando non banale: frammenti di giornali, occhiali, fili di lana, recinzioni metalliche, stoffe e lettere.

La mostra è visitabile sino al 7 aprile.

ORARI APERTURA da domenica a giovedì dalle 10 alle 17 – venerdì dalle 10 alle 13

INFO Museo della Shoah – 06 68 139 598